Blockquote e contenuti duplicati

blockquote e contenuti duplicati

Tra le soluzioni semantiche HTML5 ci sono dei tag, per la precisione <blockquote>, <q> e <cite> che hanno a che fare direttamente con la possibilità di citare del testo, e indirettamente con le indicazioni di Google sui contenuti duplicati.

In questo articolo spiegherò il metodo per utilizzare del contenuto altrimenti considerato duplicato, e sulle implicazioni in termini di co-citazioni e co-occorrenza (o presenza).

blockquote

A cosa serve il tag blockquote?

<blockquote> nasce per aggiungere una citazione alla pagina inserendo l’URL di riferimento del testo copiato, senza però che quest’ultimo diventi un backlink.

A differenza del seppur simile tag <q>, che viene utilizzato per testi brevi e senza link di riferimento, blockquote viene consigliato nel caso opposto, in cui la quantità di testo è significativa, e di fatto copre una porzione della pagina tale da poter far scattare l’algoritmo in quanto a duplicazione.

L’elemento che produce una differenza qualitativa tra i due tag è il <cite>, che si inserisce dentro blockquote per contenere l’URL che non verrà mostrata e non sarà cliccabile, ma che varrà come “prova” ai fini della (mancata) duplicazione. Eccone un esempio:

<blockquote cite="https://www.virtual-agency.it/consulente-seo-e-team/">
  <p>L’illusione di una sovrapposizione di ruoli sfuma velocemente, nel momento 
in cui analizziamo con maggior attenzione le funzioni delle due figure.</p>
</blockquote>

E per implementarlo? Bisogna ricorrere all’ HTML?

In realtà la citazione, come chiamerò da adesso in poi il tag <blockquote>, è già integrato negli strumenti di uso comune online, come WordPress. Con Gutenberg l’utilizzo della citazione è semplicissima, e i temi grafici molto spesso abbelliscono questa funzione trasformando il testo e rendendolo più visibile.

esempio visivo di citazione
Esempio visivo di citazione

Si possono inserire tag <img> dentro le citazioni?

La risposta è si, ma potreste non esserne felici. Il problema nasce dal fatto che le dimensioni del tag blockquote sono implicite e dettate da quelle di uno degli “elementi padre / parent”.

Si tratta dunque di esplicitare la dimensione della citazione e del parent tramite l’utilizzo di Javascript. Per semplificarvi la spiegazione vi consiglio di seguire questo esempio.

Si tratta di un tentativo, riuscito, in cui la possibilità che gli elementi trasbordino viene gestita dalla proprietà CSS overflow.

Le citazioni aiutano il posizionamento?

La citazione è sicuramente utile ai fini della costruzione semantica per il motore di ricerca, anche se è improbabile definire quanto.

I dati in possesso di un SEO qualificato riguardano le abitudini dei siti autorevoli, che fanno uso delle citazioni, dall’altra le indicazioni di Matt Cutts in merito alla questione.

Per farla breve, secondo quanto indicato dal video un tag <blockquote> previene la segnalazione di contenuto duplicato, se è presente l’URL di riferimento della fonte e anche altro contenuto originale, presente sempre all’interno della stessa pagina.

Ma se ad un neofita questa risposta basta, ad un SEO esperto nascono solo altre domande.

La dimensione dei contenuti conta?

Si tratta dell’annosa questione su quante parole bisogna usare per un articolo perfetto. Ma se implementiamo in questo luogo comune l’assioma “le citazioni si possono inserire e non penalizzano” la quantità di testo che è possibile inserire velocemente in un articolo è pressoché infinito. Di fatto basta aggiungere un pò di testo originale tra ogni citazione, e il gioco è fatto.

Questa operazione risulterebbe valida per le regole di Google e apparentemente l’unico rischio riguarderebbe la scoperta del contenuto originale minimo da inserire.

Ma cosa scopriamo davvero ragionando su questo argomento?

Uscendo dalla zona di confort delle “abitudini da SEO” ci rendiamo conto che il testo è solo uno dei veicoli che genera una relazione tra il motore di ricerca e l’utente, ma che l’interesse è un’altra cosa.

Mi sembra inutile soffermarmi sulla stupidità dell’equazione dimensione del testo e ranking, dato che adesso risulta più chiaro che “scrivere un articolo molto lungo” è davvero facile.

Co-citazioni

Inutile dire che se c’è l’eventualità di sfruttare una regola di Google, un SEO è in prima linea.

La potenza di una citazione non è paragonabile a quella di un backlink, ma si tratta pur sempre di un “chiarimento” per il motore di ricerca, che apprende la correlazione tra argomenti. In ogni caso, sebbene il paragone potrebbe creare qualche incomprensione, backlinks e citazioni hanno in comune il fatto che sono “segnali” per il motore di ricerca.

Si parla di co-citazione quando due siti pur senza condividere guest post o backlinks che puntano ad uno stesso sito, utilizzano la citazione di una stessa fonte come punto di vicinanza semantica.

Per formalizzare (almeno dal punto di vista del creatore dei contenuti) questo genere di operazione basta parlare di uno stesso argomento (la pagina quindi deve essere tematica) e inserire dentro la stessa quantità di testo citato, o quantomeno simile.

A tal proposito, per comprendere al meglio che tipo di segnale può fornire una citazione, è il caso di introdurre un concetto proveniente dal lontano 2013, ma ancora attualissimo: la co-occorrenza (co-occurrence).

Co-occurrence

L’insieme della presenza, della frequenza e della prossimità tra loro delle parole chiavi presenti in siti differenza indica la loro co-occorrenza, la vicinanza semantica latente che servì per aumentare la velocità di indicizzazione di Google.

Il rapporto tra co-occurence e co-citazione è semplice, perché a pensarci bene non può esistere una citazione condivisa senza che sia presente del contenuto comune, almeno in una pagina, tra i due siti, e molto probabilmente condivideranno argomenti analoghi ma non identici, che tra le altre cose, non serve, non è detto che sia produttivo.

Autorità del sito e citazioni

Sebbene non sia direttamente analizzabile con i tool SEO, è alla portata di tutti comprendere che i siti autorevoli producono una presenza delle loro notizie sugli altri siti sottoforma di citazioni.

Potrebbe sembrare corretto pensare che l’autorità del sito autorevole si esplichi unicamente attraverso la presenza di un backlink, ma a pensarci bene il collegamento ipertestuale prende “valore” dal contenuto del sito, dal suo argomento, e senza che ci sia un danno, anche da una parte del contenuto citato.

La citazione nel mondo delle IA

Esistono prove, esposte poco sopra, di come lo stesso Matt Cutts abbia segnalato come utilizzabili le citazioni all’interno di un contenuto.

Ma se una cosa Google ci ha insegnato in questi anni, è che nulla è così semplice, ma sopratutto nulla è semplicemente bianco (hat) o nero (hat).

Per complicare la discussione, occorre introdurre una citazione di Search Engine Journal tratta da un’intervista a John Mueller, secondo cui:

“Google non tratta le citazioni o uno qualsiasi degli altri elementi in modo speciale quando si tratta di citare altre pagine. 
La parte importante è quella di assicurarsi che tutto ciò che stai pubblicando abbia un valore unico. 
Se è solo una rivisitazione del contenuto di qualcun altro (citandolo) senza alcun valore aggiunto, ciò non lascia davvero una buona impressione, né a Google né agli utenti. ”

John Mueller al Search Engine Journal

Ma se a prima lettura questa informazione sembra nullificare la precedente, la questione è molto differente da quella espressa e ne muta il senso.

I contenuti duplicati non penalizzano una pagina, ma ne svalutano l’autorità, nel caso in cui il contenuto preso in prestito non venga integrato in modo da apportare una novità.

Di conseguenza e di nuovo quindi, non ha senso parlare della quantità di testo citato, ma della funzione e della novità apportata dalla pagina in cui tale testo è stato aggiunto.

Per rendere chiaro (e banale) questo punto, basti pensare ai siti di citazioni, alla quantità di testo originale all’interno e al fatto che comunque apportino un servizio.

L’impressione sul contenuto, sulle citazioni e sul posizionamento riguarda molto più essenzialmente problemi strutturali sulla gestione dei dati, in un mondo sempre più “fluttuante” dove il concetto di citazione, con l’aumentare della quantità di pagine identiche per argomento tra loro, è inevitabile.

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