Il DNS influenza il SEO?

DNS influenza il SEO

La difficoltà a comprendere se il DNS possa influenzare il posizionamento di un sito è dovuta alla invisibilità dei processi che gli competono.

Le modifiche dei records e la durata del TTL di fatto arrivano ad influenzare i comportamenti degli utenti tutte le volte che una procedura riporti problemi nella visualizzazione della pagina.

Ma ci sono vantaggi nel cambiare host e DNS?

Che cos’è il DNS?

Il DNS (Domain Name System) è il sistema che permette di assegnare dei nomi agli host, in modo da rendere più leggibile l’indirizzo IP, una lunga sequenza di numeri (tramite l’operazione di risoluzione inversa). I server DNS distribuiscono le informazioni che compongono il database distribuito gestito dal DBMS.

Per quanto riguarda il SEO, l’aspetto più importante è che ogni host mantiene i database che contengono i nameserver, e che ogni dominio è connesso ad una DNS root zone, di cui esiste un database, equivalgono ai TLD e che vengono gestiti dai root nameservers.

Cosa sono i records?

I records sono delle istruzioni che servono ad associare un indirizzo IP ad un nome dominio. Il record che si occupa di rendere possibile questa operazione si chiama A, mentre gli altri records sono di complemento e semplificano l’associazione dell’IP ad altro:

DNS di un sito
  • CNAME: viene utilizzato per segnalare eventuali sottodomini.
  • MX: Indica il server a cui inviare la posta elettronica connessa ad un dominio.
  • NS: indica i nameserverd al momento utilizzati per il dominio.
  • SOA:  questo record raccoglie informazioni come la data dell’ultimo aggiornamento e dati di contatto.
  • TXT:  si tratta di campi di testo utilizzati per contenere una descrizione associata al dominio.

Problemi SEO relativi al DNS

Se prendiamo in considerazione la possibilità che il DNS influisca sul posizionamento del sito, allora bisogna anche aspettarsi che esso possa danneggiare l’autorità del sito, oltre che a migliorarla. Per semplificare la lettura dell’articolo, ho deciso di raccogliere le informazioni in tre grandi sezioni, una riguardanti i problemi SEO, una inerente alle operazioni che non modificano la SEO e una terza relatia ai vantaggi di posizionamento offerti.

Modifica di un record

Per rendere visibili i contenuti di un sito bisogna che il record A (IPv4 address) del DNS del sito trasporti il traffico del’indirizzo IP al nome dominio. Fino a questo punto, nessun problema.

I problemi nascono quando si deve modificare in corso d’opera il record A. Il classico esempio è il caso in cui si effettua o si è sottoposti ad un cambio di indirizzo del web server o dell’endpoint e il traffico non riesce a raggiungere il sito.

Di fatto, questo genere di problemi al massimo fa tornare agli utenti un errore di tipo 404 (se manca ancora l’endpoint), ma di fatto si tratta di un fattore di posizionamento indiretto, perché influenza il CTR.

Per risolvere o quantomeno mitigare il problema, basta diminuire il tempo del TTL (time to live) del record, in modo che rimanga in cache per un tempo minore.

Rischi associati alla migrazione di un sito

In generale, qualsiasi operazione basata su una modifica e su una cattiva gestione del TTL può penalizzare la User Experience del sito.

I casi più comuni che non riguardano un errore dell’operatore ma una semplice gestione “lenta”, sono quelli inerenti alla modifica del traffico da una versione del sito ad un’altra (ad esempio eliminare il www.) o al passaggio alla gestione tramite CDN.

Richiede di terze parti che rallentano

Uno dei motivi per cui durante la realizzazione di un sito web è richiesto uno specialista di ottimizzazione è perché operazioni all’apparenza semplici (inserire una chat, attivare un servizio legato ai social) possono rovinare la performance del sito. La performance è uno dei fattori di ranking più importanti da tenere in considerazione.

Per abbassare drasticamente il tempo di caricamento, alcune ricerche hanno dimostrato che basta uno o due elementi abbiano difficoltà. Un esempio comune di richiesta di terza parte mal gestita sono i fonts. Per ovviare al problema, vi consiglio di prendere dimestichezza con Yslow o con GTmetrix.

Cattiva configurazione

In molti caso il passaggio di informazioni tra i vari records rallenta le prestazioni. In genere questo avviene quando si vengono a a creare delle catene di records, in cui solo l’ultimo punta alla destinazione finale, come nell’esempio:

ru.francescogiammanco.it IN CNAME text.rancescogiammanco.it
text.francescogiammanco.it IN CNAME text.seo.francescogiammanco.it
text.seo.francescogiammanco.it IN A XX.XXX.XXX.XXX
(un indirizzo IP)

Falsi miti su SEO e DNS

Si tratta di una categoria dove ho inserito tutte quelle operazioni che vengono compiute e che si teme possano modificare il posizionamento del sito, quando invece sono assolutamente innocui (a tal fine).

Cambio di indirizzo IP

Se si tratta del mero passaggio da un indirizzo IP ad un altro, non c’è nessun segnale di posizionamento correlato ad esso. Suppongo che il mito dell’IP che faccia perdere posizionamento sia legato al fatto che l’endpoint a cui si punta il dominio potrebbe essere stato precedentemente segnalato come spam.

Il secondo mito da sfatare è il fatto che la penalizzazione di un dominio associato a diversi indirizzi IP. Considerando che buona parte della rete utilizza servizi che accorpano più domini all’interno di un indirizzo IP, è impossibile che questo accada. Ad essere penalizzato è il dominio.

I name servers non influenzano il ranking

In realtà il numero di name server (se ne consigliano almeno 3) che fungano da Server of Authority (SOA) per un dominio presente con differenti TLD possono influenzare lo stato del sito.

Per comprendere meglio la funzione, basti pensare che ogni SOA mantiene una copia di registro dei DNS di zona, e la presenza di più copie di questo combatte il rischio di imbattersi in un caso di SPOF (Single Point of Failure).

Fattori di miglioramento del ranking

Evitare i problemi derivanti da una cattiva gestione richiede abilità e pazienza, ma molto spesso la vera ottimizzazione viene dalla scelta dell’host.

Un server vicino all’utente target aiuta

Si tratta di un passaggio facilmente intuibile, visto che meno passaggi avvengono tra la richiesta del sito e la sua visualizzazione facilita la performance del sito e di conseguenza. Se all’interno dell’Europa la percezione di questo problema è minimo, l’utilizzo di server in Occidente volti a servire un target distante (un classico per i siti relativi al turismo) non può che soffrire di problemi di velocità di visualizzazione del sito.

In alcuni casi inoltre, la gestione dei TLD e della privacy rende impossibile l’utilizzo di host distanti dal target, come nel caso della Russia.

Velocità del DNS

Maggiore è la reattività, maggiore la possibilità di essere premiati da Google, come ha ammesso in passato. Esistono delle vere e proprie filosofie a riguardo, che lascio ai tecnici del settore, anche se è il caso di rimanere informati sulla presenza di DoT e DoH, che spesso vengono utilizzati in supporto del protocollo tradizionale.

Per informarsi un po sull’autorità (che non sempre equivale a velocità, ma sicuramente ad un host “sicuro”), vi consiglio lo strumento segnalato da Sandro Carniel https://www.dnsperf.com

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