Oltre 200 fattori di ranking SEO su Google (2019)

200 fattori di ranking SEO

Questo articolo contiene una lista dei fattori di ranking, ordinati per categoria.

La lista è stata aggiornata e completata, comprendendo le novità più importanti del 2019.

Per ricevere maggiori informazioni sull’ottimizzazione di un sito con i fattori di ranking, contatta un consulente seo.

Fattori di ranking del dominio

Fattori di ranking del dominio

1. Anzianità del dominio: sebbene l’importanza sia minima, l’età del dominio, da quanto tempo è attivo, influisce sul posizionamento del sito.

2. Keyword nel nome del dominio: un altro segnale che influisce sulla rilevanza (sugli obiettivi di visibilità) della parola chiave con cui probabilmente vogliamo posizionarci.

3. Keyword come prima parola del dominio: come il punto precedente, ma in questo caso si sottolinea l’importanza della posizione della parola chiave.

4. Durata della registrazione del dominio: una patente di Google cita la durata della registrazione del dominio come un segnale di credibilità. Per più tempo ci si assicura la registrazione, maggiore è la sicurezza che il dominio ispira.

5. Keyword nel dominio di terzo livello: Moz segnala che anche le keyword nel sotto dominio influiscono sul posizionamento della parola chiave.

6. Metriche di dominio: proprio in questi giorni John Mueller ha dichiarato che Google usa alcune metriche per calcolare l’autorità del dominio, che vengono ereditate inizialmente dalle nuove pagine del sito.

7. Storia del dominio: un sito registrato nel tempo da più persone o penalizzato in una delle precedenti registrazioni, mantiene alcune penalità nel posizionamento.

8. Corrispondenza della parola chiave: una corrispondenza esatta della parola chiave presente nel nome del dominio costituisce un vantaggio, sebbene nel corso del tempo abbia perso importanza.

9. Informazioni del registrante pubbliche: Whois è un sito che permette di conoscere i dati del registrante del sito, se pubblici. Google interpreta la disponibilità di mostrare i dati come un segno che influenza positivamente il sito.

10. Penalizzazione registranti spammer: se il sito di un registrante viene penalizzato per spam, è possibile che anche altri siti posseduti dalla stessa persona vengano penalizzati.

11. Domini di primo livello: i top level domain modificano il posizionamento del sito. Un TLD nazionale migliora il posizionamento all’interno del territorio geografico che gli appartiene, ma lo peggiora a livello globale.

Fattori di posizionamento del sito

12. Contenuti unici e di valore: ogni contenuto presente sul sito dovrebbe comunicare qualcosa di nuovo. Siti che condividono gli stessi contenuti per creare programmi di affiliazione vengono penalizzati.

13. Pagina Contatti: Google premia le pagine contatti che contengono i dati del registrante, sopratutto se identici a quelle presenti su Whois .

14. Trust rank: la veridicità delle informazioni presenti sul sito influenza il posizionamento, grazie ad una patente che calcola il trust rank .

15. Architettura del sito: organizzare tematicamente i contenuti migliora il ranking del sito.

16. Sitemap: fornire una sitemap del sito velocizza l’indicizzazione del sito.

17. Uptime del sito: l’uptime rappresenta la quantità di tempo in cui il sito è online. Frequenti disservizi e problemi col server potrebbero causare la de-indicizzazione delle pagine.

18. Locazione del server: per i lavori di SEO locale la locazione geografica del server può influenzare.

19. Certificato SSL: sebbene sia di dominio pubblico, è confermato che usare un protocollo HTTPS migliora il posizionamento del sito.

20. Privacy e Termini del servizio: Google considera queste due pagine come dei segnali di attendibilità.

21. Meta descrizioni duplicate: potete controllare su Search Console se il vostro sito contiene descrizioni duplicate, per risolvere il problema. Le duplicazioni penalizzano un sito.

22. Breadcrumb: i breadcrumb sono un tipo di dato strutturato, che migliora l’usabilità del sito (e di conseguenza è un segnale che indica una buona architettura).

23. Indicizzazione mobile: dall’estate del 2018 è stato dichiarato che Google terrà conto prima dell’indicizzazione del mobile.

24. Youtube: la presenza nelle SERP di Youtube è un chiaro segnale della sua capacità di posizionarsi.

25. Usabilità: la difficile navigabilità e usabilità di un sito influenza indirettamente il suo posizionamento, diminuendo il numero di pagine navigate.

26. Analytics e Search Console: nonostante il recente inserimento della dashboard di Search Console nelle SERP, non c’è nessun segnale che il suo utilizzo (o quello di Google Analytics) migliori il posizionamento di un sito.

27. Recensioni: Google interpreta i segnali provenienti dai commenti degli utenti che lasciano una recensione su siti come Yelp.com.

Fattori di ranking della pagina

ranking fornito dalle pagine

28. Keyword nel title: sebbene abbia perso di importanza nel tempo, a causa della coesistenza di tanti altri fattori, il title influenza ancora il posizionamento.

29. Keyword come prima parola del title: anche la posizione della keyword nel title è un fattore importante.

30. Keyword nel meta description: come ho descritto nell’articolo sull’ottimizzazione SEO on-page, le keyword nella description influenzano il posizionamento solo indirettamente.

31. Keyword in H1: subito dopo il title, il tag H1 è uno dei fattori di maggior influenza.

32. Percentuale di parole nel testo: Google applica delle complesse regole di analisi del testo per comprendere l’attinenza delle parole rispetto al tema.

33. Dimensione del testo: alcuni studi confermano che la dimensione del testo influisce sul posizionamento dell’articolo.

34. Tavola dei contenuti: in alcuni casi la tavola dei contenuti di un articolo può essere mostrata nei sitelink delle SERP.

35. Densità delle keywords: ripetere più volte la stessa keyword in una pagina potrebbe causare una penalizzazione.

36. Latent Semantic Indexing (LSI): la LSI tiene conto del significato delle parole e l’attinenza rispetto ad altri termini. La presenza di segnali LSI migliora il posizionamento della pagina.

37. LSI nella title e nella descrizione: la presenza di termini correlati secondo le indicazione LSI favorisce il posizionamento.

37. Approfondimenti: una pagina che contiene più approfondimenti e che copre più aspetti di un argomento ha maggiori probabilità di posizionarsi.

38. Pagespeed del caricamento HTML: la velocità di caricamento dell’HTML della pagina è un fattore di posizionamento.

39. Pagespeed su Chrome: Google tiene in considerazione i tempi di caricamento della pagina percepita dagli utenti.

40. Accelerated Mobile Pages: usare la tecnologia AMP non migliora direttamente il posizionamento, ma può influenzarlo indirettamente tramite il CTR.

41. Corrispondenza con le entità: le entity sono elementi riconosciuti dal Knowledge Graph di Google. Se la parola chiave corrisponde con un’entity migliora il posizionamento della pagina.

42. Hummingbird: è un algoritmo di Google che cerca di interpretare l’intenzione di ricerca dell’utente.

43. Contenuti duplicati: i contenuti duplicati influenzano negativamente il posizionamento delle pagine.

44. Rel=”Canonical”: se usato in maniera corretta, previene dai problemi di contenuti duplicati.

45. Ottimizzazione delle immagini: gli elementi da ottimizzare sono: alt text, descrizione e nome del file.

46. Contenuto creato di recente: l’algoritmo Caffeine favorisce pagine create o aggiornate recentemente.

47. Dimensioni delle modifiche: l’aggiornamento sostanziale di una pagina influisce in maniera più importante di una semplice correzione.

48. Frequenza di aggiornamento: anche la frequenza di creazione e aggiornamento delle pagine influenza il giudizio dell’algoritmo.

49. Prominence: le keywords presenti nelle prime 100 parole del testo influenzano maggiormente il posizionamento.

50. Keywords in H2, H3, H4: come per l’H1, i tags sono recepiti come segnali per comprendere la struttura della pagina (e di conseguenza influenzano il posizionamento).

51. Link in uscita: hanno un effetto positivo sul ranking del sito, come dimostra uno studio.

52. Tema del link in uscita: le parole presenti nella pagina in cui è presente un link in uscita influenza sul posizionamento.

53. Grammatica: un testo grammaticalmente corretto viene consigliato dalla guida dei quality rater di Google.

54. Contenuto originale: un testo originale ranka meglio di un testo che possiede al suo interno delle frasi copiate.

55. Ottimizzazione mobile: le pagine non ottimizzare per il mobile vengono penalizzate.

56. User Experience Mobile: oltre alla visualizzazione mobile, è richiesto che gli elementi della pagina siano anche fruibili facilmente.

57. Contenuti nascosti nel mobile: Google ha annunciato che nascondere elementi nella versione mobile non causa penalizzazione, a meno che non siano gli elementi principali.

58. Contenuti supplementari: in questo punto si prendono in considerazione tutti i tools inseriti nelle pagine per offrire un servizio. Google vede di buon occhio queste modifiche.

59. Contenuti nascosti dentro accordion e tab: Google ha affermato che i contenuti nascosti potrebbero non essere indicizzati.

60. Troppi link esterni: un numero eccessivo di link esterni follow possono ledere il posizionamento di una pagina.

61. Media: immagini e video aumentano la qualità della pagina.

62. Numero di link interni: un segnale sull’importanza di una pagina dipende anche da quanti link vi puntano.

63. Qualità del link: una pagina con un buon rank che punta ad una pagina con un rank inferiore la influenza in maniera significativa.

64. Link rotti: un certo numero di link rotti influenza negativamente il posizionamento.

65. Link di affiliazione: di per sé non costituiscono motivo di preoccupazione, a meno che il numero non sia tale che Google consideri il sito come una fonte di affiliazione (e basta).

66. Livello di lettura: la difficoltà di lettura del testo influenza il posizionamento, motivo per cui i plugin SEO consigliano di scrivere in maniera semplice e chiara.

67. Errori HTML: non ci sono conferme ufficiali, ma sembra che una buona scritture del codice possa considerarsi un fattore di qualità.

68. Dominio autorevole: ogni pagina guadagna alcune proprietà del dominio, di conseguenza un dominio autorevole genera pagine con maggiore autorevolezza.

69. Page rank: pagine che vengono linkate sono mediamente meglio posizionate di pagine senza link.

70. Lunghezza delle URL: alcuni studi hanno evidenziato come le URL lunghe siano svantaggiate rispetto quelle corte.

71. Percorso delle URL: una URL più vicina alla home rispetto un’altra ha più probabilità di essere meglio posizionata.

72. Percorso delle URL: una URL più vicina alla home rispetto un’altra ha più probabilità di essere meglio posizionata.

73. Recensioni da editori: gli articoli degli editori influenzano le SERP.

74. Categorie: una pagina di categoria allineata con l’argomento degli articoli interni aumenta la sua pertinenza e qualità.

75. Tag di WordPress: come per le categorie, se pertinenti aumentano la propria qualità.

76. Keyword nelle URL: Google ha dichiarato che ha un peso minimo sul posizionamento, ma che influisce.

77. Composizione della URL: il nome di una sezione della URL (corrispondente per esempio ad una categoria) può influire sul posizionamento.

78. Fonti e Risorse: la guida dei quality rater di Google indica che le fonti sono importanti, ma non ci sono indicazioni precise sul posizionamento.

79. Liste: le liste puntate e numerate migliorano la leggibilità del testo, motivo per il quale Google “potrebbe” preferirle.

80. Troppi link esterni: oltre che impoverire il posizionamento del sito, peggiorano l’usabilità della pagina.

81. Posizionamento di Keywords multiple: quando la pagina riesce a posizionarsi per più keywords, Google lo interpreta come un segnale di qualità.

82. Posizionamento di Keywords multiple: quando la pagina riesce a posizionarsi per più keywords, Google lo interpreta come uno dei fattori di ranking.

83. Età della pagina: una pagina creata da tempo ma costantemente aggiornata può posizionarsi meglio di una pagina nuova.

84. Layout: le indicazioni dei quality rater, come in questo caso, non sono dei fattori di ranking certi, ma vengono comunque citati. In questo caso si parla della presenza e della qualità del layout della pagina.

85. Dominio parcheggiato: sono quei domini non utilizzati che presentano solo un messaggio in home. Google abbassa progressivamente l’autorevolezza del sito.

86. Contenuti utili: Google potrebbe saper distinguere tra contenuti utili e quelli di qualità.

I fattori di ranking dei backlink

87. Età del link: link provenienti da domini attivi da molti anni sono più autorevoli di link creati da siti recenti.

88. Numero di domini che linkano: è uno dei fattori di ranking più importanti.

89. Link con IP di C-Class differenti: il segnale viene interpretato positivamente perché indica che siti differenti stanno linkando la risorsa.

90. Numero di pagine che linkano: anche il numero di link proveniente da una stessa risorsa è uno dei fattori di ranking.

91. Anchor text del backlink: le keywords presenti nell’anchor text sono un forte segnale di rilevanza.

92. Tag Alt: in questo punto mi riferisco al tag Alt delle immagini che linkano ad una risorsa.

93. Link da domini .edu e .gov: in passato si pensava che i link provenienti da siti con i sopracitati TLD fossero dei forti fattori di ranking, mentre in realtà la qualità del backlink proviene dall’unicità dei contenuti e dall’utilità del sito.

94. Autorità della pagina linkata: è uno dei primi fattori di ranking creato da Google, ed è ancora valido.

95. Autorità del dominio: questo fattore è un segnale indipendente rispetto a quello della pagina linkata.

96. Link dai competitor: i link provenienti da siti presenti nelle stesse SERP sono uno dei fattori di ranking più importanti.

97. Link da siti “attesi”: alcuni SEO affermano che i link provenienti da siti utilizzati per linkare hanno un basso impatto sul posizionamento.

98. Link da siti pericolosi: ricevere link da siti penalizzati o che spammano potrebbe penalizzare il posizionamento del sito.

99. Guest Post: la pratica di scambiarsi link non è pericolosa ma passa poca link juice, e rischia di diventare dannosa se fatta su larga scala.

100. Link pubblicitari: dovrebbero essere segnalati come nofollow, ma a quanto pare Google li segue comunque.

101. Autorità della homepage: i link alla homepage hanno un’importanza superiore rispetto ad altri.

102. Link nofollow: Google dichiara di non seguirli, ma in ogni caso potrebbero essere un elemento importante per verificare la naturalezza del profilo backlink di un sito.

103. Fonte del link: se i backlink provengano dallo stesso tipo di fonte (blog, forum) potrebbe essere interpretato come un segnale di link innaturale.

104. Termini del link: parole come “sponsor”, “link partner” potrebbero diminuire il valore del backlink.

105. Link contestuali: un link presente all’interno di una frase potrebbe avere un peso maggiore di un link decontestualizzato.

106. Eccesso di redirect: un numero eccessivo (superiore a 5-6) di redirect 301 influenza negativamente il posizionamento della risorsa.

107. Anchor text dei link interni: come per i backlink, l’anchor text è un segnale, sebbene di importanza minore rispetto al precedente.

108. Title del link: il testo che compare quando passi sopra il link con il mouse potrebbe avere una piccola rilevanza in termini di posizionamento.

109. Link da TLD nazionali: ricevere backlink da domini nazionali aumenta l’autorità del sito all’interno di quella nazione.

110. Posizione del link: link posizionati nella parte alta della pagina potrebbero avere un peso lievemente maggiore dei link posizionati in basso.

111. Link nella pagina: un link posizionato all’interno di una pagina ha più importanza di uno posizionato nel footer o nella sidebar.

112. Link da dominio rilente: un backlink proveniente da un dominio che si occupa degli stessi argomenti (o quantomeno simili), è uno dei fattori di ranking più rilevanti.

113. Rilevanza della pagina: un link proveniente da una pagina rilevante ha un peso maggiore di uno proveniente da una pagina anonima.

114. Keyword nel title: se la keyword presente nel link si trova anche nel title della pagina, il backlink fornisce più rank per quel termine.

115. Velocità del link: un sito con una buona velocità di collegamento ha maggiori probabilità di scalare le SERP.

116. Lentezza del link: come il punto precedente, ma in questo caso la lentezza è un fattore negativo.

117. Link da risorse: link provenienti dalle risorse più importanti di un tema hanno un impatto superiore sul ranking.

118. Link da siti: maggiore autorità avrà il sito da cui proviene il backlink, maggiore posizionamento beneficerà il sito che riceve la menzione.

119. Link da Wikipedia: nonostante siano nofollow, l’autorità di Wikipedia permette il passaggio di ranking.

120. Co-occorrenze: in questo caso si parla delle parole semanticamente vicine a quelle contenute nell’anchor text e presenti nelle frasi vicine al link. Servono a contestualizzare il collegamento.

121. Età del backlink: a parità degli altri fattori, un backlink presente da tempo vale più di un backlink appena creato.

122. Link da sito VS link da blog: a causa della creazione di network di blog, i fattori di ranking di un backlink da un sito sono superiori, a meno che il blog non abbia buone statistiche di accesso dagli utenti.

123. Profilo naturale: un sito che riceve backlinks che non sono stati realizzato tramite una strategia di link building hanno un maggior valore.

124. Link reciproci: due siti che si linkano a vicenda lo fanno per aumentare il proprio PageRank innaturalmente. Google non apprezza gli schemi di link.

125. Spam generato dagli utenti: c’è una bella differenza tra un commento e lo spam, e Google sa individuare le differenze.

126. Link da 301: non c’è molta differenza tra un link ricevuto direttamente e un link rediretto.

127. Schema.org: i microformati possono aumentare indirettamente il posizionamento del sito, influenzando il CTR.

128. Trust Rank del sito: l’affidabilità del sito che crea il backlink influenza l’affidabilità del sito che lo riceve.

129. Numero di link esterni: il pagerank offerto da una pagina è suddiviso tra i link esterni che ospita.

130. Link dai forum: a causa dello spam generato dai forum, i link hanno meno valore.

131. Pagine del contenuto: un link proveniente da una pagina piena di contenuti veicola un valore maggiore di uno proveniente da una pagina con poche parole.

132. Qualità del contenuto: oltre alla dimensione, anche la qualità del contenuto influisce sul valore trasmesso dal backlink.

133. Sitewide link: sono quei backlinks replicati nelle varie pagine (es. inseriti nel footer), ma che di fatto valgono come un unico backlink.

134. Backlink da dati strutturati: sono quei backlinks inseriti in apposite voci dei dati strutturati. Si conosce molto poco sulla loro utilità.

Fattori legati all’interazione dell’utente

posizionamento generato dall'interazione dell'utente

135. CTR organico per una keyword: i clic ricevuti nelle SERP da una Keyword ne migliorano il posizionamento.

136. CTR organico per tutte le keywords: i clic delle SERP aumenta il quality score del sito.

137. Bounce rate: la visita di più pagine del sito nella stessa navigazione è uno dei fattori di ranking determinati dall’utente.

138. Traffico diretto: anche le visite effettuate tramite un link diretto con il sito ne aumenta il posizionamento.

139. Traffico di ritorno: un visitatore che torna sul sito lo qualifica come valido, e di conseguenza ne aumenta l’autorità.

140. Pogosticking: è un rimbalzo delle visite dei siti durante una ricerca, e indica che l’utente non ha trovato ciò che cercava. Può causare la perdita di posizionamento per una determinata parola.

141. Sito bloccato: l’algoritmo Panda interpreta questo segnale come un fattore di posizionamento.

142. Segnalibro su Chrome: Google colleziona diversi segnali raccolti da Chrome.

143. Commenti: Google ha dichiarato che i commenti sono tra i fattori di ranking più importanti.

144. Tempo di permanenza: il tempo di permanenza su una pagina è un segnale di interesse dell’utente, tanto che si parla di “clic lunghi” e “clic corti” in relazione al tempo che intercorre tra un clic e l’altro.

145. Rankbrain: è un algoritmo di Google che serve a misurare l’interazione degli utenti con il sito.

Regole speciali di Google

elenco dei fattori di ranking per google

146. Diversità nelle query: nel caso in cui un termine abbia più significati, Google potrebbe premiare siti con interpretazioni differenti della parola.

147. Cronologia di navigazione: la presenza in cronologia di un sito ne migliora il posizionamento (per l’utente).

148. Storico delle ricerche: Google combina le ricerche fatte per ottimizzare il prossimo risultato. Se per esempio hai fatto una ricerca sui commenti di una macchina, e poi hai cercato un marchio in particolare, la prossima ricerca probabilmente presenterà più risultati con commenti del marchio che cercavi.

149. Snippet delle pagine: Google sceglie gli snippet in base alla lunghezza dei contenuti, alla formattazione e all’autorità della pagina.

150. Geolocalizzazione: Google da priorità di visibilità ai contenuti geolocalizzati.

151. Safe search: siti che contengono parolacce o contenuti per adulti vengono bloccati dal “safe search”.

152. Le cerchie di Google+: sebbene sia un social in disuso, Google visualizza prima i risultati inseriti dalle persone nelle cerchie del tuo account di Google+.

153. Your Money Your Life: gli standard di posizionamento in questo settore sono più restrittivi.

154. Reclami DMCA: Google punisce le pagine colpite dai reclami sul copyright.

155. Diversità di domini: Google ha sviluppato un algoritmo per rendere visibili un maggior numero di domini.

156. Ricerche transazionali: i risultati di determinate queries offrono SERP differenti dal solito, come nel caso dei viaggi in treno.

157. Ricerche locali: le SERP locali presentano elementi tipici, come mappe e pagine di Google My Business.

158. Storie: le ricerche su personaggi famosi, film, ect. mostrano in alto dei risultati editi su Google News.

159. Visibilità del brand: i brand più famosi ricevono un boost di visibilità dal motore di ricerca.

160. Shopping: le SERP inerenti agli acquisti mostrano i risultati di Google Shopping, se presenti.

161. Immagini: in alcuni casi le immagini vengono mostrate nella ricerca principale.

162. Sorprese: il motore di ricerca è disseminato di strani effetti. Da desktop cercate Atari Breakout e andate sulle immagini.

163. Risultati multipli per il sito del brand: una ricerca orientata ad un brand fornisce più pagine di uno stesso sito.

164. Spam update: esiste un algoritmo che si occupa di ripulire le SERP dai risultati duplicati.

165. Freschezza della query: in alcuni campi Google premia la freschezza del contenuto.

Ranking del brand

come il brand influenza il ranking del sito

166. Ricerche del brand: quando gli utenti cercano il tuo brand e atterrano sul tuo sito, questo fornisce al motore di ricerca un segnale importante.

167. Brand + altre keywords: anche le ricerche collaterali che contengono il brand aumentano la visibilità della ricerca.

168. Pagina su Facebook: i mi piace presenti sulla pagina del brand sono segnali interpretati come fattori di ranking.

169. Account Twitter: i followers presenti sull’account del brand sono fattori di ranking.

170. Pagina aziendale su LinkedIn: la presenza della pagina aziendale è di per sé un segnale positivo per il brand.

171. Profili verificati: conoscere i dati dell’autore migliora il posizionamento del sito.

172. Social media: gli account con numerosi segnali di interazione hanno un peso differente rispetto ad account altrettanto seguiti ma senza interazioni.

173. Stories: come per i personaggi famosi, i brand influenti ricevono visibilità tramite degli articoli di giornale presenti nelle normali SERP.

174. Menzioni senza link: nel caso del brand, anche menzioni che non comprendono un backlink potrebbero incrementarne la visibilità.

175. Locazione dell’attività: il motore di ricerca potrebbe cercare di individuare le location in cui risiede l’azienda del brand per capire se è un grande marchio.

16. Anchor text con nome del brand: una delle forme più semplici ma più efficaci di posizionamento.

Penalizzazioni per elementi on-site

fattori di ranking on page

177. Penalizzazione da Panda: siti che si appoggiano a servizi di creazione dei contenuti in maniera massiva (e con basso rank) sono soggette a penalizzazione da parte dell’algoritmo Panda.

178. Link esterni dannosi: pubblicare link che puntano a siti spam o dannosi penalizza il sito.

179. Redirect: azioni di redirect occulte portano alla de-indicizzazione della pagina.

180. Popup o pubblicità invadenti: peggiorano la qualità della navigazione sul sito, di conseguenza sono fattori di ranking che penalizzano.

181. Popup a schermo intero: rendono difficile la navigazione, quindi penalizzano la pagina.

182. Sovra ottimizzazione: comprendono i casi di eccessivo uso delle keyword, come nel keyword stuffing e header tag stuffing.

183. Doorway page: chiamate anche gateways trasportano l’utente in una pagina differente da quella visualizzata. Google non apprezza questa tecnica

184. Pubblicità a inizio pagina: molta pubblicità posizionata above the fold viene considerata come spam.

185. Nascondere link: utilizzare sistemi di cloaking su link di affiliazione porta alla penalizzazione.

186. Fred: il nome viene utilizzato per indicare un algoritmo che penalizza i siti che offrono ricompense in cambio di commenti.

187. Contenuti autogenerati: Google odia questo genere di contenuti, tanto da penalizzare o de-indicizzare il sito.

188. Siti di affiliazione: Google controlla con più attenzione i siti che monetizzano con programmi di affiliazione.

189. Cura eccessiva del pagerank: azioni estreme come la cura del pagerank tramite l’utilizzo di link esterni unicamente nofollow. Google potrebbe interpretare queste azioni come “innaturali”.

190. IP considerato fonte di spam: Google segnala gli IP che spammano, penalizzando tutti i siti di quel server.

191. Meta tag spam: come per il keyword stuffing, la stessa tecnica può essere applicata ai meta tag. E come per il keyword stuffing, viene penalizzata.

192. Penalizzazione da Panda: siti che si appoggiano a servizi di creazione dei contenuti in maniera massiva (e con basso rank) sono soggette a penalizzazione da parte dell’algoritmo Panda.

Fattori off-site di de-ranking

i fattori di ranking off-site

193. Penguin: l’algoritmo colpisce i pattern innaturali di link.

194. Profilo con molti backlink di scarsa qualità: alcune tecniche di black hat SEO utilizzano molti link di scarsa qualità per migliorare il posizionamento del sito. E’ un comportamento deprecato.

195. Backlink da siti non correlati: ricevere backlink da siti tematicamente differenti può portare ad una penalizzazione manuale.

196. Avviso sui link innaturali: la notifica su Google Search Console sui link innaturali solitamente porta ad una perdita di visibilità.

197. Link da directory con bassa qualità: tranne che per quelle di buona qualità utilizzate nel Local SEO, le directory nel SEO tradizionale sono inutili o dannose, nel caso siano di bassa qualità.

198. Link sui Widget: Google non vede bene i link generati dai widgets.

199. Link dello stesso IP Class C: i pattern di link hanno spesso in comune l’Ip. Questa pratica è tra i fattori di ranking penalizzanti.

200. Anchor text “velenosi”: gli anchor che riportano nomi di medicinali sono mal visti dal motore di ricerca.

201. Progressione del profilo link: gli algoritmi tengono conto dei flussi di link e delle loro destinazioni, per scovare comportamenti innaturali.

202. Comunicati stampa e articoli da directory: per anni si è abusato così tanto di queste tecniche che Google li considera spesso come schemi di link.

203. Azioni manuali: complesse operazioni di black hat SEO spesso necessitano di azioni manuali ad hoc.

204. Vendere link: se individuato come venditore di link, si viene penalizzati.

205. Google Sandbox: siti appena creati che ricevono molti backlink vengono messi nella Sandbox, per controllare la loro autenticità.

206. Google Dance: siti che potrebbero cercare di gabbare l’algoritmo, vengono spostati di posizione per testare la loro autorità.

207. Disavow: esiste uno strumento di Google che permette di mettere in disavow le pagine e i domini che causano SEO negativo.

208. Richiesta di riconsiderazione: nel caso in cui si venga colpiti da una penalizzazione, è possibile inviare una richiesta di riconsiderazione (dopo aver sistemato i problemi).

209. Schema di link temporanei: capita quando un’azione di black hat seo crea e poi cancella link di spam.

210. Link inversion: l’algoritmo Caffeine genera uno strano effetto per determinare qual’è la versione canonica da mostrare. L’effetto si chiama link inversion e rappresenta un’anomalia perché sposta l’autorità dei backlink al sito con il contenuto considerato canonico.

211. Numero di backlink innaturale: un grande affluso di backlink in breve tempo può far scattare la penalizzazione.

212. Presenza nella stessa SERP: con l’algoritmo Diversity Google ha eliminato (o diminuito) le chance che due pagine dello stesso sito siano presenti per la medesima query di ricerca..

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7 pensieri su “Oltre 200 fattori di ranking SEO su Google (2019)

  1. Daniele dice:

    Francesco ti ringrazio per questi appunti, ho un piccolo sito, da neofita. Ne sto preparando un altro più complesso, e questi appunti li voglio studiare bene per posizionarlo al meglio. Alcune cose le sapevo, altre no, altre da approfondire😊😊✌✌ OTTIMO LAVORO GRAZIE!!

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