Il processo diLink inversion si attiva quando i backlink puntano ad un documento duplicato. Il valore di autorità espressa dal link cambia algoritmicamente target e punta la versione canonica.

L’inversione non è un redirect, ma si parla di autorità del link e di quale risultato viene visualizzato su Google.

La versione canonica si assegna in base all’autorità del sito / documento / pagina, e non dipende dalla URL canonical.

In uno scenario del genere esistono due categorie di casi:

  • Il creatore del documento ha il sito più autorevole tra quelli che possiedono i duplicati.
  • Il creatore del documento non ha il sito più autorevole, contando anche l’opzione che l’avesse ma che abbia perso la posizione.

Nel primo caso nessun problema, i backlink che puntano a documenti duplicati valorizzano la versione canonica.

Nel secondo caso, il documento, anche se caricato temporalmente prima, cederà la qualifica di versione canonica al duplicato che possiede la più alta autorità, secondo la regola del link inversione.

In sostanza, Google non considera la paternità del documento (con il termine intendiamo sia parti di pagine che file PDF o similari), ma l’autorità dell’autore visibile sul sito.

La Storia del link inversion

Nel 2010 Frank Dabek e Daniel Peng, esperti di parallel computing e sistemi distribuiti di Google si ritrovano a dover rivoluzionare il sistema di indicizzazione corrente, mosso da MapReduce.

Lo scopo era velocizzare la visibilità dei nuovi contenuti presenti nelle SERP e aumentarne la freschezza.

I due inventarono un nuovo modo di trasformare i dataset, operando con un alto numero di piccole modifiche, indipendenti tra loro.

Il processo prese il nome di Percolator, ma l’applicazione più famosa di questa rivoluzione fu il sistema di l’indicizzazione algoritmica chiamata Caffeine.

Ma il vero protagonista della storia è Dan Petrovic, uno dei SEO australiani più famosi. Due anni dopo l’applicazione di Caffeine pubblica un articolo in merito al dirottamento di parti del blog di Rand Fishkin, in cui prova l’esistenza del problema di autorità delle fonti.

I rel=”canonical” non contrastano completamente il problema, ma sono una misura preventiva attivata discrezionalmente dal motore di ricerca.

La risposta a Google (2018)

Figure come quella di Petrovic aiutano Google nella scoperta dei bug. Non sempre però mostrare il nervo scoperto di un’azienda ti mette in buona luce.

I lavori di Dan hanno rivelato che documenti inseriti all’interno di accordion o tab, non visibili direttamente all’utente, vengono svalutati a livello di autorità rispetto a documenti visibili. 
Lo studio del consulente seo verteva sul posizionamento ed è stato effettuato il 12 settembre 2018.

Un tweet in particolare, in cui Gary Illyes sbeffeggia Petrovic, ha dato il via all’ultima fase del Link inversion:

link inversion applicato su Google Scholar

Come si vede dall’immagine l’utilizzo di un title copiato ha generato un testa a testa tra le due pagine, in cui la versione duplicata supera per autorità l’originale.

Se volete provare, la query è https://www.google.com.au/search?q=%22because+documents+with+the+same+title+are+often+considered+duplicates%22

Fonte:Articolo sulla link inversion presente in DejanSEO

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