Creare un podcast per aumentare la visibilità

Creare un Podcast

Fuori dall’Italia i podcast è forse il media che sta aumentando più velocemente la sua visibilità (e utilità) sia nel settore dell’intrattenimento che in settori professionali, sopratutto riguardanti tech, social media e marketing online.

Cos’è un podcast?

Cos'è un podcast?

Un podcast è un contenuto audio trasmesso online e composto da episodi ed eventuali trailer; la sua peculiarità è la facilità con cui raggiunge un numero incredibile di periferiche con accesso online, come laptop, tablet e smartphone, i quali possono ricevere le trasmissioni di questo media tranquillamente.

Il nome del media deriva da “pod”, nome derivato dallo strumento più utilizzato anni da, l’iPod, e “cast”, che significa lanciare, con il significato di diffondere.

Sebbene Apple sia stata tra le prime piattaforme a supportare e lanciare i podcast, ormai essi sono diffusi su molte piattaforme, di cui moltissime Android (vedi anche Google Podcast), e godono di buona visibilità.

Vantaggi dei podcast

La fortuna di questo media è stato determinato da diversi fattori, che riprendo non solo per completezza accademica, ma sopratutto perché i vantaggi di uno strumento si trasformano nelle opportunità per chi lo utilizza.

In sintesi, ecco i vantaggi:

  • udito: le nuove tecnologie hanno sempre più interesse a spostare i metodi di informazione verso l’udito umano; dopotutto è il primo mezzo con cui apprendiamo.
  • facile e veloce: i podcast sono comodi perché si possono ascoltare mentre ci si sta spostando, durante una pausa e in ogni momento in cui si sta svolgendo un’attività routinaria.
  • per il brand: come strumento di differenziazione connesso all’audio e alla musica il podcast si sta aprendo a nuove frontiere di brandizzazione. Un esempio facile da comprendere è il jingle e la sua applicazione al brand come ulteriore metodo per farsi riconoscere.
  • integrabile: la maggior parte delle piattaforme permette di implementare il feed del canale per poterlo condividere sulle altre piattaforme.
  • complementare: non avere mai pensato di poter aggiungere ad un articolo informazioni in questo formato? Farlo è molto semplice.

A cosa serve?

I podcast fidelizzano. Sarà la compatibilità tra la vita di tutti i giorni e l’ascolto dei canali, fatto sta che l’udito facilita la fidelizzazione, dovuta anche alla facilità con cui si accede al mezzo e della poca attenzione che richiede.

Un po com’era per le radio offline ma con l’aggiunta di poter scegliere l’argomento e l’intensità dei contenuti, adesso gli utenti hanno a disposizione una grande scelta, con la possibilità di ascoltare professionisti di ogni campo.

Come guadagnare?

Le forme principali di guadagno dipendono dalle forme di monetizzazione integrate nella piattaforma che ospita il proprio canale, e qualsiasi vendita di servizi di vendita, formazione e supporto che sia compatibile con la propria strategia marketing.

Dal mio punto di vista, considero il podcast come una forma di pubblicizzazione della propria figura/azienda che ripaga in autorità nel settore e immagine. Non lo considero un mezzo prossimo alla conversione, ma uno strumento da implementare in una strategia di inbound marketing.

Chi dovrebbe aprirne uno?

Sicuramente chiunque si occupi di formazione e informazione dovrebbe aprirne uno, ma anche i grandi marchi che hanno deciso di veicolare un particolare messaggio ne riceverebbero vantaggi immediati.

In linea di massima, ogni specialista che opera online risulterà più vicino al proprio target, o per meglio dire sarà il target a trovarlo.

Creare un podcast

Non esiste un modo per creare un canale identico per tutte le piattaforme, ma ognuna ha le proprie peculiarità.

In ogni caso, ci sono alcuni elementi che dovrete avere in ogni caso:

  • e-mail: per creare l’account.
  • immagini: ogni canale ha un’immagine principale, e una serie di immagini da inserire in ogni
  • strumenti per registrare: non c’è bisogno di acquistare microfoni professionali o mixer, per iniziare basta uno smartphone. Sarà la piattaforma a fornire gli strumenti di registrazione, a chi crea basta poter trasformare la voce in dati con uno strumento commerciale.
  • argomenti: molto spesso viene dato per scontato, ma non è semplice scegliere il taglio comunicativo da presentare agli ascoltatori.

Quali podcast ascoltare per farsi un’idea?

Se posso darvi un consiglio, è meglio ascoltare qualcosa di estero e qualcosa di italiano, per rimanere sul pezzo sullo stile ma anche sugli argomenti trattati.

Qui di seguito un breve elenco misto italiano/inglese che può risultare interessante:

  • Copyblogger FM: il nome spiega già tutto. Sonia Simone si occupa di copywriting, ma anche di marketing e di comunicazione online.
  • Perpetual Traffic: l’account viene gestito da un duo (idea molto interessante), Ralph Burns e Molly Pittman , e si parla molto di lead generation e di strumenti di conversione.
  • Social Media Examineer: gli argomenti sono tra i più vari, dal neuromarketing alla scrittura per i social.
  • Strategia Digitale: nella top dei podcast italiani, tratta prevalentemente di business online ed ha un taglio abbastanza ampio, rispetto al mondo digitale.
  • Giorgio Taverniti: una piccola istituzione in campo SEO e marketing. Il miglior strumento di aggiornamento italiano dedicato a tutti coloro che devono tenere d’occhio più skills online.
  • Dario Vignali: grande comunicazione, rivolta in realtà a tutti gli aspetti del proprio lifestyle, tra cui anche gli aspetti relativi al business.

Quale piattaforma scegliere?

Ci sono decine di piattaforme tra cui scegliere, ognuna delle quali con delle peculiarità.

La piattaforma forme più utilizzata in Italia è Spreaker, che effettivamente fornisce delle opzioni di lavoro molto utili.

Non si tratta però di una piattaforma perfetta, e di fatto non ne ho utilizzata nessuna che avesse queste caratteristiche, di conseguenza scegliere un servizio a cui affidarsi richiede un minimo di ricerca, anche se è vero che è abbastanza facile trasferire il proprio canale da una piattaforma ad un’altra.

A seguire fornirò una disamina delle funzioni di Spreaker, ma prima è il caso di segnalare un paio di valide alternative e quali opzioni offrono (che non si trovano in altri servizi):

  • anchor.fm: si tratta del mio primo amore, è molto semplice ed è automaticamente integrato con Spotify. In più permette di condividere il proprio feed con tantissime piattaforme, tra cui Google Podcast e Apple Podcast. Permette di registrare e aggiungere una musica di sottofondo, da scegliere tra un vasto elenco di brani.
  • breaker.audio: si tratta di una piattaforma che permette di trasformare i podcast (e non solo) in show da monetizzare grazie al supporto di Patreon.
  • Apple podcast: si tratta della piattaforma il cui feed è maggiormente accettato (nel caso si volessero veicolare i propri contenuti al meglio), tanto che lo stesso Google lo considera come dati validi per il passaggio di dati verso i propri strumenti.
  • Google Podcast: come potrete ascoltare in una delle mie ultime puntate, “Google ama Google”, di conseguenza i segnali di presenza del brand presenti su questo strumento sono validissimi.

Creare un podcast su Spreaker

Salto i dettagli sulla registrazione, visto che Spreaker lo permette sia con account Google che Facebook, e passo direttamente alla realizzazione dell’account.

Il primo passaggio consiste nella compilazione dei dati del profilo, che a sua volta comprende le impostazioni e la grafica del canale.

account su spreaker

Le prime informazioni da inserire riguardano il nome, la URL del canale (non potrete cambiarla più di una volta, quindi fate attenzione), una biografia, età, e le URL al proprio sito, alla pagina Facebook e all’account Twitter.

Impostazioni (account collegati)

Si tratta di una specifica di Spreaker la capacità di condividere automaticamente su alcuni social le puntate registrate, una volta terminate.

In un pannello specifico, Account collegati appunto, si possono mettere in comunicazione i dati presenti nel canale con Tumblr, Twitter, SoundCloud, ma sopratutto Facebook e Youtube.

Pannello di controllo

Si tratta del core del servizio, ed è diviso in quattro pannelli egualmente utili: tutti gli show, statistiche, monetizzazione e impostazioni.

Il pannello impostazioni coincide con le informazioni di collegamento dell’account con altri servizi.

Tutti gli show

Si tratta del pannello più importante e che dimostra tutta la versatilità del sistema.

Il primo passaggio per rendere effettivo il funzionamento dell’account richiede la creazione di uno show, ossia di un palinsesto che si andrà esplicando man mano che verranno prodotti episodi.

creare un podcast

A questo punto si potrà scegliere se creare un nuovo show, importare alcune puntate da un canale di proprietà esistente o importare un feed RSS.

Per intenderci, tutti i podcast mettono a disposizione le informazioni relative agli episodi contenuti sul proprio canale o condivisi con esso.

Per capirci meglio, è possibile caricare e creare gli episodi su un’unica piattaforma per poi mettere in “risonanza” gli altri servizi con il feed generato dalla prima.

Questo sistema rende molto facile lavorare anche su piattaforme che magari non accettano un servizio, che potrà comunque essere prima condiviso con un altro servizio, in modo da aggiungere quest’ultimo

Facciamo un esempio: anchor.fm non prende al suo interno (ossia non riceve informazioni da) il feed di Spreaker.com; in ogni caso però Spreaker può essere condiviso su Apple Podcast che è integrabile su Anchor.fm.

Tralascio la procedura di creazione di uno show, si tratta solamente di fornire le informazioni necessarie riguardanti il nome principale, quello delle puntate, e le informazioni ad esse connesse (immagini, descrizioni).

Per quanto riguarda invece la procedura di implementazione di un feed, basta che questo contenga gli episodi in uno dei seguenti formati: mp3, mp4, m4a, wav, 3gp, aac, amr, flac, ogg, ra, wma, asf.

Terminata questa parte, si potrà modificare il nome di ogni singolo episodio, cambiargli il nome o non renderlo visibile su Spreaker.

In aggiunta a questo si potrà configurare la condivisione istantanea sulle piattaforme social nominate poco sopra o inviare in un secondo momento la puntata presa in prestito magari da una piattaforma che non fornisce questo servizio.

Le altre voci presenti in questo pannello riguardano la possibilità di importare ed esportare episodi, selezionare altri strumenti di condivisione, oppure personalizzare il feed.

Plugin e codici da incorporare

All’interno del pannello tutti gli show è possibile ricevere degli shortcode o degli embed da integrare su diverse piattaforme (su tutte quelle che risultano compatibili con Javascript per esempio).

Ma l’implementazione più semplice da realizzare riguarda WordPress, per cui è presente un plugin di Spreaker che richiede solo l’integrazione dello shortcode fornito dal pannello codice da incorporare.

Statistiche

Un pannello di analisi che tiene conto delle fruizioni degli episodi prodotti, ed informazioni geografiche (per gli account PRO) e demografiche relativa all’utenza.

Dal punto di vista del neofita, si tratta di un pannello inutile, che in realtà guadagna ragion d’essere solo in vista di monetizzazioni e strategie di conversione del cliente. Fino ad allora, guardarlo avrà a che fare solo con il soddisfacimento delle nostre curiosità.

Monetizzazione

Si tratta di un aspetto abbastanza importante per alcuni, irrilevante per altri. In ogni caso Spreaker permette la monetizzazione a patto che si effettui un upgrade dell’account e che si passi a PRO, che ha un costo mensile che oscilla in base ai vantaggi che vogliamo ottenere.

La monetizzazione mette a disposizione la possibilità di offrire spazi pubblicitari di varie lunghezze, in vari momenti della puntata, Pre-rolls, Post-rolls e Mid-rolls.

Creare gli episodi

Si tratta di un’operazione semplice, all’inizio, ma che man mano che passa il tempo richiederà una dose maggiore di professionalità.

Il mio consiglio è di utilizzare strumenti dove è possibile operare sui brani musicali (ho deciso di abbandonare Anchor.fm perché i brani non vengono riconosciuti da Youtube come coperte da licenze gratuite e l’audio non permetteva di alzarne o abbassarne il volume) da aggiungere al nostro parlato, e che siano presenti anche sotto forma di app.

Da questo punto di vista Spreaker fornisce addirittura due app, una per la fruizione e una dedicata alla registrazione dei brani.

Sconsiglio di utilizzare strumenti come l’autoducking o strumenti di registrazioni particolarmente complessi, i podcast vivono di contenuti, la qualità della colonna sonora e degli effetti sono importanti ma mai quanto l’espressione delle proprie idee.

Da un punto di vista puramente formativo, il consiglio è quello di scegliere l’ambito/gli argomenti che verranno dipanati nel corso degli episodi, ma sopratutto lo stile comunicativo, che darà forma a tutto il resto.

Per quanto riguarda la durata delle puntate, in genere i podcast di successo puntano a contenuti che durano dai 25 minuti ad oltre l’ora di registrato, con picchi che superano anche due ore.

Da un punto di vista della produzione, non siete obbligati ad iniziare con queste durate dal primo giorno, vi consiglio invece di iniziare con girati da pochi minuti, così da capire quale struttura comunicativa vi interessa, cosa funziona con il vostro timbro e quali musiche sono adatti ai vostri contenuti

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