Social SEO, regole di posizionamento

Pubblicato: Agosto 30, 2018
Autore: Francesco Giammanco
Social SEO

Con quella che sembra essere una pratica ormai accettata dagli addetti ai lavori (non potrebbe essere diversamente), gli algoritmi di Google vengono costantemente modificati, portando modifiche anche sostanziali al posizionamento di siti più o meno autorevoli.

Nonostante la mutevolezza delle regole alla base del posizionamento, una serie di indicazioni riguardo il potere dei social all'interno delle SERP rimangono immutate dal 2014.

In questo articolo verranno gettate le basi per l'implementazione dei social all'interno di una strategia SEO. Per semplicità, chiameremo queste pratiche Social SEO.

I segnali social generano link juice?

No, i link presenti sui social, gli hashtag, e gli altri segnali NON producono link juice.

Per rendere più chiaro l'argomento, bisogna definire la link juice come il valore che una pagina ottiene dalla proporzione tra numero di link che linkano alla pagina e l'autorevolezza degli stessi.

Nel caso dei social, Google impedisce che i backlink forniscano autorevolezza al sito linkato.

Nonostante questa penalizzazione, le pagine social continuano ad essere presenti sui motori di ricerca, partecipando attivamente nel rendere più visibile il sito o il brand di riferimento.

Come può il Social SEO avere influenza sul posizionamento?

Studi recenti (vedi link dell'articolo in inglese) hanno messo in evidenza come il traffico diretto è la prima fonte di ranking per un sito.

Il traffico diretto viene generato quando un utente digita direttamente sul browser l'URL del sito interessato.

Aumentare le probabilità che questa azione avvenga significa aumentare le probabilità che l'utente veda l'URL e che consideri il sito/blog di riferimento come autorevole.

Social Seo
I segnali che influiscono sulle SERP sono molteplici.

Ogni social ha la stessa autorevolezza?

La valenza (o autorevolezza) di un link, un articolo, un hashtag o qualsiasi altro segnale presente in un social dipende dall'autorevolezza della piattaforma.

In maniera analoga ad un sito Google indicizza le pagine dei social, applicando le regole di traffico diretto, link in entrata, ect.

Di conseguenza, più attivo è un social, maggiore sarà l'importanza delle pagine interne. Secondo una stima aggiornata al gennaio 2018, le piattaforme più frequentate sono, nell'ordine:

Se da una parte è vera l'affermazione che un social più frequentato è un social più autorevole, è anche vero che ogni piattaforma ha le sue specifiche e risponde ai bisogni di target differenti.

Ha senso utilizzare, all'interno di una strategia di Social Seo, di più piattaforme contemporaneamente.

Ho già iniziato a redigere articoli specifici sul posizionamento all'interno di Youtube e LinkedIn, e in seguito arriveranno gli articoli per le ottimizzazioni degli account sulle varie piattaforme social.

Come implementare la SEO Social all'interno di una strategia SEO?

Non credo ci sia un unico modo di rendere compatibili i social con strategie SEO più tradizionali.

Sicuramente ritengo che il punto forte dei social sia quello di permettere ad una grande fetta di traffico di iniziare (o semplicemente transitare) una ricerca trovando facilmente una pagina di atterraggio social (una pagina Facebook, un'immagine postata su Instagram, ect), per poi continuare la ricerca arricchito di informazioni (e di link) che aumenteranno la probabilità di visitare il nostro sito/blog.

Per effettuare delle ricerche più approfondite sul traffico dei competitors, consiglio un articolo sui tool seo social.

La scomparsa di Google Plus

Sebbene non sia più presente e non aumentasse il posizionamento dei siti su Google, G+ aveva un forte impatto sui siti posizionati su yandex.

Indicizzare più velocemente

Uno dei più spettacolari effetti riscontrati nell'utilizzo di un account G+ era la velocità con cui Google indicizzava i post all'interno del motore di ricerca.

In un articolo dedicato al Search Marketing, Steven Rich mostra quanto velocemente le keyword presenti in un suo post di Google+ vengano indicizzate.

Sebbene la chiusura di Google Plus abbia eliminato un fattore di indicizzazione, in genere la presenza di link dei social è corroborante per l'indicizzazione (non il posizionamento) del sito.

SEO con Google Plus e link nofollow

I link inseribili su Google Plus risultavano nofollow, come per tutti i social. Ma la combinazione tra la veloce indicizzazione dei post e la creazione di contenuti rilevanti con link in direzione del nostro sito poteva intercettare il traffico in maniera più efficace di possibili competitors.

In qualche maniera si può continuare ad usare la stessa strategia utilizzando LinkedIn, che sebbene non abbia la stessa velocità di indicizzazione gode di buona fama e posiziona in alto nei risultati i nomi delle aziende e dei professionisti.

Pagina Google Plus

Ottimizzazione dell'account Instagram

In questo articolo discuteremo in merito a come ottimizzare un account di Instagram in maniera tale da inserire le ottimizzazioni all'interno di una strategia digitale più complessa. Per evitare fraintendimenti, chiameremo SEO per Instagram le pratiche rivolte a questo scopo.

Seguendo lo stile tracciato dagli articoli di ottimizzazione dei social media, in questo pezzo tratteremo sia dei segnali che Google recepisce da Instagram, sia gli elementi che compongono un .

A chi conviene un account Instagram?

Secondo articoli redatti da fonti autorevoli, il SEO per Instagram rappresenta una delle migliori forme di ottimizzazione per chi vuole vendere online e chi vuole pubblicizzare un brand.

Per farla breve, Instagram risulta sicuramente uno dei primi social da prendere in considerazione, ma non sicuramente l'unico.

Esistono piattaforme social con un numero di utenti superiori, come Youtube, su cui può avere senso investire tempo ed energie per la creazione di contenuti.

Un altro esempio di valida alternativa sono le piattaforme specialistiche come LinkedIn. Non nascendo per competere in fama o numero di utenti con i social più famosi, assolve il suo compito specialistico in momenti sociali ben specifici, come la ricerca del lavoro.

Quali sono gli elementi ottimizzabili?

A ben vedere, Instagram non è altro che un motore di ricerca.

A differenza dei suoi simili, gli elementi su cui è possibile ricercare è volutamente ristretta, e inficiata dalle interazioni compiute in precedenza dall'account. Per essere più specifici, le interazioni comprendono quali sono gli account connessi al nostro, dove abbiamo elargito like o commenti.

In sintesi, le ricerche della piattaforma riguardano il nome delle persone registrate, i loro username, gli hashtag e le posizioni geografiche presenti in video e immagini.

SEO per Instagram social media

Perché gli hashtag sono così importanti?

Uno dei metodi per permettere ai propri contenuti di essere visualizzati da sconosciuti è proprio l'utilizzo dell'hashtag. Come notavamo prima, le ricerche di Instagram hanno un numero limitato di indicatori in grado di fornire risultati.

Ottimizzare un contenuto con uno o più hashtag vuol dire aumentare la percentuale che si venga visualizzati da altri.

Certo, naturalmente dipende in primo luogo da quanto l'hashtag è presente in rete, in secondo luogo dall'attinenza tra il contenuto e l'hashtag.

Se è vero che il fine è quello di raggiungere più persone, è anche vero che un altro fattore di posizionamento riguarda il numero di like e commenti ricevuti.

Instagram Stories e i rischi legata alla piattaforma

Seguendo l'ascesa di Snapchat, molti social hanno ben pensato di implementare la dinamica Stories, l'inserimento di contenuti in grado di autocancellarsi dopo un determinato tempo.

Presente anche su Instagram, l'opzione possiede sì una grande visibilità, ma anche un grande pericolo. L'aumento di segnali ha solo infastidito ulteriormente i fan di molti brand, decisamente non in linea con gli utenti della piattaforma.

Sebbene Instagram risulti socialmente trasversale, è anche vero che è percepibile come maggiormente ottimizzata per comportamenti e contenuti giovani. Humor e Vitalità risultano facilmente ottimizzabili rispetto ad argomenti di cronaca o dedicati a fasce di età superiori ai 35 anni.

E' per questo che il SEO per Instagram ha senso solo se inserito in una campagna sui social media e congiunto a studi sulla targetizzazione dell'utenza.

Chi sono gli Influencer? Come ci si diventa?

Una delle figure cardine di campagne pubblicitarie gestite da brand famosi si basa sui rapporti intessuti con gli Influencer.

Questi'ultimi non rappresentano un elemento cardine di una campagna SEO per Instagram, ma di fatto rappresentano un'aziende di marketing, nello specifico social media marketing.

Un influencer è un utente di Instagram che ha migliaia di followers e che viene individuato dalle aziende come papabile comunicatore. Gli influencer pubblicizzano servizi o prodotti del brand in cambio di compensi e / o benefit.

Nel caso in cui un account possegga più di 10.000 follower sarà possibile inserire link nelle Instagram Stories permettendo una facile monetizzazione dell'account e un utilizzo in chiave SEO.

Il motivo per cui molte campagne pubblicitarie che utilizzano i social scelgono questa figura è perchè attraverso le loro azioni si può accedere in maniera autorevole ad un pubblico targettizzato e alla presenza in determinati hashtag.

Ottimizzare un account LinkedIn

LinkedIn sta diventando ogni anno più importante per la ricerca del lavoro e per il mantenimento di un'immagine lavorativa attiva.

La piattaforma contiene al suo interno un motore di ricerca, utilizzato per offerte di lavoro, profili utente, profili aziende, gruppi e post e, come accade per ogni motore di ricerca, è possibile che un elemento interno sia più o meno ottimizzato per essere trovato.

Il fine principale del SEO di cui ci occuperemo oggi, legato ai profili utente, è quello di aumentare la dimensione della nostra rete, in modo da guadagnarne in visibilità.

Il primo e più importante accorgimento è modificare l'URL del profilo pubblico di LinkedIn, in modo da comparire anche esternamente nelle ricerche di chi cercasse direttamente il tuo nome (il consiglio è in linea di massima di creare un URL che contenga il vostro nome e cognome).

Per effettuare questa modifica, basta andare sulla pagina del proprio profilo e cliccare sull'opzione Modifica il profilo pubblico e l'URL.

Headline del profilo LinkedIn, l'elemento più visto

Un altro elemento che viene indicizzato rappresenta il sunto delle tue esperienze lavorative, la headline.

Il mio consiglio è quello di utilizzare la headline (nella foto è rappresentata dalla scritta "SEO e Marketing Specialist. Social Media Manager") per comunicare sia qual'è il lavoro che ci qualifica.

Le parole inserite all'interno della headline potranno essere utilizzate come parole chiave.

Per rendere efficaci i termini utilizzati è necessario che questi rispondano alle query aziendali, alle parole che le aziende associano alle skills possedute dalle figure professionali ricercate.

La rete dei contatti su LinkedIn

Il terzo aspetto da ottimizzare è rappresentato dall'espansione qualitativa della vostra rete, curata da un algoritmo di LinkdIn di cui la stessa azienda fornisce una semplificata spiegazione.

L'ultimo aspetto da ottimizzare è composto dalle esperienze lavorative, dalla formazione e dalle competenze.

In questa sezione è meglio fare una cernita delle competenze lavorative possedute e inserire solo le informazioni relative all'indirizzo lavorativo per cui vogliamo essere scelti.

Una selezione di questo tipo influenza sia l'algoritmo di Linkedin, sia gli eventuali HR interessati a reclutare dei professionisti in base alle loro abilità..

Da un punto di vista dell'ottimizzazione per il motore di ricerca, è bene che le parole chiave che ci interessino rappresentino una certa percentuale del testo.

Per maggiori informazioni sul SEO dedicato ai social media e al suo utilizzo, clicca sul link.

Creare un blog lavorativo e posizionarlo grazie a LinkedIn

La creazione di un blog richiede sempre un incipit dal punto di vista dei contenuti, della creazione tecnica e non per ultimo dei visitatori.

In questa breve guida esploreremo un metodo semplice per generare traffico per il tuo blog, utilizzando il motore di ricerca di LinkedIn come aiuto.

Perché utilizzare LinkedIn?

Se possiedi un account LinkedIn (o se devi ancora realizzare uno, ancora meglio), saprai sicuramente che il sito permette di creare una propria pagina profilo, realizzare una rete di contatti che abbiano o meno competenze in comuni con la tua, ricercare offerte di lavoro pubblicate dalle aziende.

L'elemento che più ci interessa è la possibilità di creare una rete. LinkedIn offre la possibilità ai suoi iscritti di selezionare gli appartenenti alla propria rete, mostrando velocemente la headline presente nel profilo (la headline qui sotto è "SEO e Marketing Specialist. Social Media Manager"); probabilmente questa non rispecchia perfettamente il lavoro svolto dalla persona, ma è sicuramente ciò con cui la persona si identifica.

Profilo LinkedIn

L'utilizzo dell'headline è un metodo veloce per passare al vaglio quanto più account possibili, invitarli per aggiungerli alla propria rete e generare traffico specialistico.

Perché queste persone dovrebbero leggere i miei articoli?

A differenza di Facebook e degli altri social dove la permanenza è più connessa all'idea di tempo libero, la discriminante lavorativa ha più presa in termini di attenzione all'informazione; LinkedIn conta sicuramente meno iscritti di Facebook, ma i post al suo interno sono strettamente legati al mondo del lavoro.

Un altro vantaggio di LinkedIn è la facilità con cui si aggiungono professionisti alla propria rete.

Per generare traffico un blog ha bisogno di raggiungere quante più persone siano in linea con l'informazione da fornire; se si pensa al popoloso Facebook per esempio è più difficile che uno sconosciuto ti aggiunga o che legga il tuo contenuto.

Probabilmente è fuori target.

Nel caso di LinkedIn, un contatto effettuato con successo ti da modo di comprendere velocemente se la persona connessa alla tua rete ha degli interessi in comune con il tuo lavoro.

logo di linkedin modificato

Alternative per intercettare il traffico dei social

La funzione delle piattaforme social è di aggregare gli utenti.

A parte Instagram, che ha una gestione dei link limitata, i gruppi di Facebook e di Google Plus possono fornire un pubblico targettizzato.

Se la presenza su LinkedIn ha il vantaggio di fornirci visibilità nei confronti degli esaminatori e delle aziende, il traffico degli altri social deve essere filtrato con attenzione.

Se su LinkedIn un buon curriculum riesce a raggiungere l'intenzione di ricerca degli HR, lo stesso numero di articoli pubblicati sui social avranno bisogno di essere veicolati esclusivamente da gruppi interessati.

In ogni caso, ogni articolo realizzato ha il vantaggio di aggiornare e (si spera) migliorare l'aspetto del sito, fornendoci delle opportunità di posizionare il contenuto sui social, fornendoci un temporaneo bacino di visualizzazioni.

Quando si effettuano queste operazioni è importante evitare di spammare o creare delle ricerche poco pertinenti con il tema del nostro blog.

In alcune situazioni, come nel caso dell'algoritmo che genera il feed di LinkedIn, diminuire l'attinenza o la qualità del post incide temporaneamente sulla visibilità dei successivi.

Il consiglio è di ragionare in termini di conversioni invece che di visualizzazioni.

Questa prospettiva ci porterà a migliorare la qualità dei nostri scritti, e conseguentemente ad avere maggiore presa sul pubblico.

Un esempio di blog posizionato con i social

Accrocchi.com nasce diversi anni fa, specializzandosi in esperimenti tecnologici innovativi, come mandare in streaming Netflix con risoluzione 1920x1080.

In meno di sei mesi il traffico del sito (realizzato con WordPress) triplica, senza l'utilizzo della pubblicità, posizionandosi su alcune chiavi di ricerca interessanti.

Schermata di analytics, utile per ottimizzare un blog

In questo caso, sebbene il lavoro dei creatori del sito sia tangente (si occupano di videomaking e regia) all'argomento del blog, il tema del sito ha generato un'architettura orizzontale su argomenti disparati, che però vengono uniti effettivamente da un hobby comune.

L'algoritmo di LinkedIn

Come per le altre piattaforme social, anche LinkedIn fornisce agli utenti un algoritmo di ricerca per reperire i contenuti pubblicati.

L'algoritmo di LinkedIn permette di selezionare i risultati dividendoli in diverse categorie:

a cui è possibile applicare diversi filtri, che comprendono la distanza di collegamento dall'account che cerca, la località, l'attinenza con un'azienda di riferimento, la lingua del profilo e altre opzioni a cui è possibile accedere dietro pagamento.

Ma se nel corso del tempo si è sviluppata una certa cura nell'ottimizzazione del profilo LinkedIn, anche negli aspetti relativi alla skills inventory, gli studi sulla qualità dei contenuti e sulla reputazione dell'account sono poco conosciuti.

Diagramma di flusso dell'algoritmo e reputazione del profilo

Il 16 Ottobre 2018 uno studio sull'ottimizzazione del feed di LikedIn ha rivelato che durante quell'anno il numero di visualizzazioni dei contenuti sulla piattaforma era aumentato del 50%, ma che la maggior parte erano veicolate verso gli account degli influencer, l'1% degli utenti.

Sebbene risponda ad interessi professionali e lavorativi, l'algoritmo di LinkedIn tiene conto delle interazioni degli utenti, dando priorità ai contenuti che considera rilevanti, coinvolgenti e che siano stati pubblicati di recente.

Le due modalità di visualizzazione ci permettono di scegliere tra un feed composto dagli articoli più rilevanti e uno dei post ordinati cronologicamente.

Feed di LinkedIn

Osservando il modo in cui i dati vengono aggregati, si arriva subito alla conclusione che postare più volte lo stesso articolo non serve a nulla.

Di recente LinkedIn ha rilasciato un diagramma di flusso che descrive il comportamento del suo algoritmo.

Sebbene la visibilità dei contenuti dipenda molto dalla reputazione dell'account, molti altri fattori concorrono a determinare la qualità del post.

Il primo filtro riguarda il giudizio espresso dall'algoritmo di LinkedIn nei confronti del contenuto.

Dal secondo filtro in poi il contenuto è visibile sul feed, e comincia a risentire degli effetti delle interazioni con gli utenti.

algoritmo di linkedin

Ogni qualvolta un post viene visto, nascosto, o segnalato, la qualità del contenuto varia, cambiando la probabilità di essere visualizzato ancora.

Per questo motivo inserire un contenuto nelle ore di punta aumenta le chance che rimanga visibile per più tempo, "rimbalzando" di view in view.

Un terzo filtro infatti prende in considerazione il rapporto tra il contenuto pubblicato e il CTR generato, in modo tale che l'attinenza dell'argomento alla rete di contatti decreti il successo (o l'insuccesso) del post.

Nel caso in cui il post superi una certa soglia di successo, dei revisori umani prendono in considerazione l'evento, fungendo da quarto e ultimo filtro.

La reputazione del contenuto

Una strategia vincente mira ad aumentare il numero di rimbalzi che un contenuto riceve dalle azioni della rete di contatti del profilo.

Per questo motivo, durante la costruzione della rete di contati bisogna operare delle scelte per realizzare un'audience personalizzata.

Questa operazione non comporta l'obbligo di attorniarsi di persone che si occupano degli stessi argomenti , ma di scegliere una strategia vincente.

Vi riporto un esempio per rendere tutto più chiaro.

Uno specialista SEO potrebbe decidere di puntare ad un audience di social media manager e marketer, fornendo informazioni semplificate sul SEO dei motori di ricerca dei social, sfruttando un pubblico facilmente influenzabile da notizie ritenute "nuove" e cercando eventuali collaborazioni.

Un approccio che tiene conto delle proprie abilità in vista di collaborazioni, lavori complementari e dialoghi tra specialisti differenti, aumenta la percentuale che le informazioni dell'account vengano visualizzate un numero maggiore di volte, alzando così la qualità del profilo.

Alla stessa maniera, la creazione di un blog da utilizzare come credenziale lavorativa, può essere un buon modo per cominciare a risaltare rispetto agli altri professionisti.

Ottimizzare il canale Youtube

Youtube è una piattaforma web creata per condividere e visualizzare contenuti video, ed è il secondo sito più visitato al mondo.

Realizzato con lo scopo di favorire la creazione di canali (ad ogni account corrisponde di fatto un potenziale canale) la cui funzione è quella di permettere il caricamento di video realizzati dal possessore dell'account o da terze parti, Youtube utilizza un ranking dei contenuti personalizzato.

Come ottenere un buon posizionamento?

La base di ogni canale sono i video, è il loro argomento e le indicazione all'indicizzazione che ne indica il tema di riferimento.

Dal caricamento del video e ogni ulteriore volta si voglia modificarlo, Youtube richiede e indicizza sia elementi visibili all'interno dei motori di ricerca, sia elementi invibili che servono a far comprendere meglio quale siano gli argomenti trattati nel video.

Tra gli elementi visibili vi sono il titolo del video (elemento obbligatorio) e la descrizione, utile per inserire URL a siti connessi al canale e altre informazioni utili al posizionamento.

Gli elementi invisibili, i tags, rappresentano l'equivalente dei microdati per Google, servono a far comprendere qual'è l'argomento trattato dal video.

Tra gli elementi visibili/invisibili che aiutano a determinare per quali posizioni concorre il video ci sono i sottotitoli.

Questi ultimi non generano posizionamento, ma aiutano la piattaforma a comprendere il contenuto del video.

Nessuna parola espressa vocalmente nei video ha valenza di parola chiave e di conseguenza non verrà indicizzata.

Youtube-francesco-giammanco

Qual'è la differenza con il SEO di Google?

Le risposte attive e passive (o feedback) degli utenti determinano il posizionamento del video.

I feedback attivi sono rappresentate dai commenti, condivisioni e dai mi piace.

Le risposte passive rappresentano la quantità di tempo che il visitatore passa sul video.

Come accade per la lunghezza dei testi per il SEO tradizionale, più tempo un utente passa a visualizzare il video, maggiore sarà il rating accumulato.

Il motivo di questa regola è che Youtube cerca di massimizzare il tempo passato all'interno della piattaforma.

Una buona spiegazione viene fornita nei video di Brian Dean.

Un'altra differenza è che i siti guadagnano posizionamento su Google in relazione all'anzianità.

Sebbene non sia identica all'anzianità del video, la presenza di più contenuti, di un certo numero di iscritti e della visualizzazione dei video (espressa in minuti), permette di inserire link all'interno dei video, e non solo all'interno della descrizione.

Al contrario, su Youtube vale il fattore di posizionamento chiamato recency, ossia quanto è recente il caricamento del video.

Per informazioni riguardo l'utilizzo dei social all'interno di una strategia SEO, vi rimando all'articolo relativo.

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