Gli errori si sa, arrivano quando meno te li aspetti e hanno sempre lo status code sbagliato. Per chiarirci un pò le idee, i codici di stato sono una parte dell’Header HTTP, un pacchetto di informazioni che accompagna il file che il client richiede al server.

In questo articolo NON mostrerò la canonica lista di status code, che potete trovare in siti più autorevoli, ma mi soffermerò nella disamina di possibili disastri da evitare, causati dall’uso improprio dei codici. Come ciliegina sulla torta, cercherò di instillarvi un po di sana paura e (si spera) attenzione nella scelta del servizio di hosting migliore per voi.

Fallimento da status code: 503

Il codice 503 indica che la pagina non è disponibile per sovraccarico di richieste o per mantenimento. Indica di fatto un mancato servizio, temporaneo, e invita a tornare a breve.

E se non indicassimo propriamente il codice? In alcuni casi l’applicazione dello status è automatico, gestito dal server, in altri, come nelle pagine di maintenance, può dipendere da noi. Immaginatevi di creare una pagina di mantenimento che rimanda un code status 200 (la pagina è ok); Google interpreterebbe lo stato della pagina come valida e continuerebbe a indicizzare i contenuti della tua pagina 503 e… addio posizionamento.

Status code: 302

Apparentemente meno disastroso dell’esempio precedente, lo status code 302 indica un reindirizzamento temporaneo della pagina. Consiglio di utilizzarlo per lavori di brevi durata, perché a differenza dello status 301 non permette il passaggio della link juice. Nel caso in cui scambiaste un 301 con un 302, potreste perdere permanentemente il valore espresso dai link che puntano alla pagina da reindirizzare senza rendervene conto. Attenzione.

Status code

Status code: 404

Probabilmente è l’HTTP Header più famoso e nel contempo meno compreso tra tutti. Indica formalmente una pagina non trovata dal server, senza indicare se lo smarrimento è temporaneo o permanente. Esistono diverse scuole di pensiero riguardo la risoluzione di questo problema, che sintetizzerò in breve:

  • “Un 404 viene risolto con un 301 verso la homepage” o la sua variante erudita “Un 404 viene risolto con un 301 verso la categoria dell’articolo”. La filosofia alla base di questo metodo considera lo stato 404 come un errore da risolvere per preservare la maggior quantità di link juice. Il vantaggio è che l’utente proveniente da un link atterra su una pagina in cui è presente un argomento, lo svantaggio è che probabilmente non si tratta del testo per cui aveva navigato fin lì.
  • “Costruisci una pagina 404 customizzata”. Questa variante viene spesso sposata da chi fa della user experience un caposaldo. Il vantaggio di questa soluzione è che evita il senso di disorientamento causato dalla redirezione verso una pagina con argomenti diversi, lasciando però al singolo utente la decisione se continuare o meno la navigazione.
  • “Dipende dal caso”. Questa variante non applica estremismi ma considera gli intenti che possono portare alla pagina mancante e cerca dove possibile di redirigere il traffico a pagine attinenti. Dove non è possibile, si continua a mantenere la pagina 404.

A prescindere dal metodo utilizzato, bisogna ricordare che ufficialmente Google non considera la pagina 404 come un segnale di bassa qualità del sito.

Consiglio comunque di trasformare un codice 404 in 410 nel caso in cui la risorsa risulti rimossa in maniera permanente. L’effetto dell’azione è quello di evitare che gli spider tornino a visitare la risorsa.

Status code: 500

In questo caso il problema è il server, non il sito. Da un punto di vista SEO bisogna tenere ben presenti le abitudini dei server perché casi frequenti di codice 500 causano cali di ranking. Per questo motivo quando si sceglie un host bisogna comprendere bene qual’è la qualità del servizio, per quanto tempo il server è attivo, se sono presenti problemi di settaggio del DNS, ogni quanto vengono effettuati le manutenzioni e in che modo, ect.

Per i non addetti ai lavori, bisogna sempre tenere presente i valori di uptime e downtime di un server, il tempo di risposta alle richieste, la RAM a disposizione, la presenza di backup.

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.