Francesco Giammanco Exit Reader Mode

Voice Search: strategie SEO e Google Actions

L’ottimizzazione dei siti alla voice search, o vocal search, è un fenomeno che ha già superato il momento di pura espansione e si sta raffinando sempre più.

Il mercato dei devices che supportano i sistemi vocali si sono espansi, tanto da comprendere Google Nest e Google Home, Amazon Echo/Alexa, il Google Assistant nelle varie forme, Siri e Cortana.

Da un punto di vista SEO la strategia applicabile alle ricerche vocali è molto diversa da quella tradizionale, perché per certi versi è più prossima a quella del local SEO (trigger con parole che specificano una condizione applicabile alle keywords) ma espandendo il campo a tutte quelle parole utili per risolvere velocemente problemi (modalità, comparazione, velocità).

Keywords più attivate con la voice search

Quando si analizza il mercato della voice search molto spesso ci si fa prendere dall’entusiasmo leggendo i dati forniti da Sundar Pichai sulla percentuale di ricerche effettuate, il 20% delle “totali”, dimenticando che interi settori come per esempio gli accessi da desktop sono ancora impossibilitati ad operare con questa modalità di ricerca.

Google e voice search

In merito alle funzionalità valevoli per il posizionamento Google ha iniziato ad indicare nelle guide dei quality rater (da pagina 68 in poi) le prime accortezze volte a rendere il sito “ricercabile” anche tramite le ricerche vocali.

Da questo punto di lista è molto importante venire incontro al motore di ricerca che “pensa” per associazioni e numeri di ricerche, di conseguenza parole con molteplici significati verranno semplificate fornendo i risultati più cercati.

In aggiunta a queste informazioni c’è da sottolineare che la ricerca vocale si attiva con più facilità con delle ricerche esplicite, dove il termine ricercato deve essere segnalato espressamente e deve essere associato ad una Google Actions (spiegato in seguito) specifica.

Youtube e i limiti commerciali

Oltre che alle limitazioni dettate dalla tecnologia, Google ha deciso di applicare dei filtri alle ricerche per non andare in conflitto con i propri servizi a pagamento.

Si tratta del caso di Youtube Premium e delle ricerche vocali provenienti da Google Assistant che puntano a canzoni specifiche. In questo caso il limite posto è che le selezioni non possono scendere più in profondità delle liste inserite all’interno degli account, cosa che rende comunque ugualmente vivibile la situazione.

Cosa sono le Google Actions?

Le ricerche vocali sono mediate dagli assistenti vocali, dei software che tramite il riconoscimento vocale si occupano di fornire risultati di ricerca attinenti con le intenzioni di ricerca espresse.

Nel caso di Google Assistant, il software sviluppa le ricerche a partire dal riconoscimento di determinati pattern presenti all’interno delle richieste degli utenti, trasformandole in azioni, Google Actions (nel caso in cui la ricerca non riportasse informazioni riconducibili ad un intento, Google Assistant non fornirebbe nessun dato).

Questo significa che una singola keyword potrebbe attivare una ricerca simile a quella tradizionale, la cui visualizzazione però dipende dal device (nel caso di Google Home verrebbero lette le prime informazioni del primo risultato delle SERP), oppure attivare delle azioni ben più complesse. Queste ultime sono propriamente le Google Actions.

Le Google Actions non vengono realizzate dagli utenti ma sono sistemi di attivazione presenti in cloud nel sistema.

Per attivare le Google Actions ci sono delle formule precise che attivano le azioni; in ogni caso l’attivazione generale inizia sempre con “Ok, Google”, o con “Hey Google”.

https://searchengineland.com/how-to-use-schema-to-create-a-google-action-325753

Google Actions e dati strutturati

Come ho scritto nel precedente paragrafo le Google Actions hanno un “trigger” legato ad una o più parole, che però da sole, senza il giusto contesto non hanno molto senso.

Si tratta un po dello stesso problema espresso relativamente alla guida dei quality rater e della corrispondenza tra parole con più significati; allo stesso modo per far riconoscere il rapporto tra la parola e l’intento di ricerca.

Per farlo, è necessario inserire le informazioni all’interno di alcune delle schede di schema.org sui dati strutturati.

Extra: Google sta mettendo sempre più a disposizione la possibilità di utilizzare la proprietà SPEAKABLE all’interno dei dati strutturati, per dare la possibilità che il Google Assistant riconosca e legga la sezione assegnata dal creatore dell’articolo.

Tipi di Google Actions provenienti da da contenuti web

Non tutti le informazioni inserite nei dati strutturati diventano azioni Google, ma solo una lista ben precisa.

Sono 4 i dati strutturati validi per Google Assistant che possono diventare Google Actions:

Ai quattro sopra segnalati, aggiungo i podcast che pur non avendo bisogno dei dati strutturati hanno bisogno di qualcosa di simile.

Podcast

Sebbene in passato sia stato uno strumento sottovalutato, le ultime innovazioni nel campo della visibilità realizzate da Google ne esaltano la capacità di diffusione in molti ambienti commerciali e lavorativi.

Per creazione un’azione automatica basta seguire la guida all’RSS Feed di Google.

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